Cosa è un mestiere? Me lo sono chiesto tante volte. Magari uscendo dalla sala dopo un intervento che era stato più che altro un allineamento di qualche osso come fa un falegname con i suoi legni. Pervaso dalla sicurezza che un mestiere è senz’altro cosa buona e onesta. Questa consapevolezza – accompagnandosi alla saggezza del medico e alla manualità del chirurgo ortopedico – ha arricchito i tanti anni in cui ho svolto il mio “mestiere”.Al posto della bottega c’era la sala e c’erano i collaboratori. Tutti insieme animati dal senso di responsabilità e ognuno concentrato sul proprio compito. Il team-work, il sorriso negli occhi dopo un bel lavoro e anche la stanchezza dopo un complicato intervento facevano e sempre fanno parte dell’arricchimento del mio “mestiere”.
Nella vita di un chirurgo ci sono grandi e piccole innovazioni destinate a diventare emozionanti ricordi. Per me ne fanno parte, fra le altre cose, la microchirurgia e poi la sempre più raffinata pratica dei lembi liberi. Una tecnica che ha regalato qualità di vita a tanti esseri umani. Le esperienze ed ispirazioni avute durante numerosi soggiorni negli Stati Uniti sono ugualmente insostituibili.
Indimenticabili sono la pena e la tenerezza con cui venivano operati i bambini portati dall’ospedale pediatrico Meyer. Come sono pure indimenticabili alcuni famosi pazienti che hanno avvicinato il mio “mestiere” alle cronache mondane. Un esempio per tutti il reimpianto della mano e la ricostruzione dell’avambraccio di Alessandro Nannini- l’interesse dei media era enorme.
Lasciando infine vagare il mio sguardo su una lunga vita professionale mi accorgo che un’esperienza ancora oggi mi strugge il cuore. Era una soleggiata giornata di circa 40 anni fa quando accanto al CTO atterrava un elicottero dell’Aeronautica Militare, a passo di corsa venivano portati un bambino in barella e il suo braccino avvolto nel ghiaccio su in sala che era stata preparata in tutta fretta. Reimpiantai il braccino, il cuore mi scoppiava quando lo vidi tornare rosa, il bambino era salvo! Il giovane uomo di oggi non ricorda neppure se fosse il destro o il sinistro. E non ricorda il folle gesto della sua mamma che si era buttata con lui sotto un treno. Allora tutti avevamo vissuto un miracolo totale: la velocità e l’amore dei militari, il lavoro perfetto di medici e infermieri, la dedizione ad un esserino scampato ad una tragedia.
Devo dire, durante la mia lunga vita ho svolto un mestiere meraviglioso.